Fotografia #2

Fotografia, volgarmente foto.

Ma c’è una bella differenza tra foto e fotografia.

Questa differenza la analizzò con me un fotografo conosciuto in una situazione particolare, su una spiaggia in una giornata complicata.

“Tu fai foto” mi disse, ma la fotografia è un’altra cosa ed io mi arrabbiai perché io faccio Fotografia, io sono un fotografo.

La fotografia si differenzia dalla foto per la sua crudezza principalmente.

Nella fotografia è presente l’elemento che Roland Barthes chiamava Punctum, quel tocco all’anima di una persona, mentre, nella foto c’è un problema: è una mera immagine priva di significato.

Come dice Paolo Crepet, facciamo foto ai cappuccini che beviamo al mattino, e questo è il declino di una bellissima, oltre che utile all’umanità, arte.

Così rinsavii, lo lasciai parlare perché dentro me custodivo il segreto dei segreti, il bacio di Freud della fotografia e lo tenni per me.

La Fotografia per me è conoscenza dei sentimenti, dell’astratto, dell’invisibile che abita l’essere umano.

È una connessione diretta con le fondamenta del mio sentirmi vivo e, senza di essa, io sarei già morto da un pezzo.

Il colloquio che avviene con la persona che hai di fronte e che stai per ritrarre, una volta messo l’occhio al mirino, farebbe impallidire anche il più colto degli alchimisti perché lì c’è la vita, per me; mentre guardo, osservo, mi si apre il cuore e spinge forte il richiamo per quelle emozioni che si trasmettono da occhio a occhio, ed io sono così furbo da metterci in mezzo una reflex, per lasciare che quello sguardo mi penetri a lungo, senza difendermi, senza attesa per ciò che sarà, è immediato, diretto, come una freccia avvelenata dritta al cuore ed io non posso fare altro che cedere.

Per questo, per tutto questo, badate bene alle foto ed alle fotografie!

D.B.

FOTOGRAFIA #1

Il miglior modo per fare fotografia è non avere un piano da seguire.

Più ci si lascia trasportare dalle correnti, più ci si aprirà all’inaspettato, liberi da condizionamenti di qualsiasi genere; questo aprirà le porte alla nostra vera natura rendendoci sensibili a ciò che ci rende vivi e ci circonda.

Quando arriva un imprevisto si può agire in differenti modi.

Vivere l’imprevisto come una condizione sfavorevole e quindi fermarsi a lamentarsi senza cogliere il Nuovo oppure entrare nella dimensione dello sconosciuto ed imparare autonomamente a navigare nelle condizioni più disparate attingendo solo alla nostra forza interiore.

Si diventa come spugne che assorbono qualsiasi cosa, come uno stomaco che riceve e processa qualunque sostanza facendo una cernita dell’utile e dell’inutile, combattendo le disarmonie che si presentano lasciando permeare le sostanze fino agli strati più profondi dell’esistenza, capendo durante la lavorazione come comportarsi, senza avere un piano, senza fare progetti a lungo termine, senza rifiutare le azioni da svolgere poiché ognuna di esse potrebbe essere vitale ed al tempo stesso letale.

Si rischia, si vive, si va simbolicamente avanti pur restando umani.

Fotografare è un processo talvolta invisibile ai sensi più esterni ma ci rende vivi, attenti, pronti, esigenti e coglitori di occasioni.

Si fotografa per conoscersi e scrutare l’interno attraverso ciò che sembra esteriore, si lascia entrare la luce dall’obiettivo, al mirino, fin dentro al cuore con una nuova trafittura ogni volta che porta e porterà luce sul cammino vitale che stiamo facendo.

D.B.