Fotografia #6 — Ciao Letizia

Letizia Battaglia è stata una donna, un essere umano, una vita vissuta come fosse un animale istintivo. Lei è andata dritto al sodo, al centro delle questioni: pare fotografasse l’animo umano in ogni sua sfaccettatura, nei suoi lati in ombra.
Tutti ciò che ne è venuto fuori poi dalla mafia, da Palermo, anche da Parigi, momenti in cui ha fotografato poco, da quello che so io, tutto quello che è venuto fuori da Palermo è una vita così vera, viva, cruda, che quell’istinto lo richiama molto e si rifà tanto, ad una visione, a delle parole, a quei detti in dialetto che in qualche modo colpiscono la popolazione, la civiltà, colpiscono l’essere umano in sé. Quando senti «è murìo ammazzato», quando senti questi termini «è morto o ammazzato», quando senti il dialetto, “murìo ammazzato”, è morto ammazzato, ti logora in qualche modo, ti resta questa ferita inguaribile all’interno, anche se non è un tuo parente, anche se non è un tuo familiare, ti resta non so bene come spiegarlo quel senso di impotenza perché di fronte alla morte sì ci sentiamo tutti impotenti ma quello che ha raccontato lei come l’omicidio di Piersanti Mattarella è stato un qualcosa di crudo e pienamente umano.
Ecco Letizia Battaglia era cruda questo voglio dire. Era cruda e sincera, così sincera da spaventare da da far da far inibire a tratti anche inorridire l’interlocutore ma lei era buona, questo è il suo senso, questo è ciò che la caratterizza, lei era buona, tremendamente buona, a volte presa anche per pazza, e tanto vera che quasi non veniva creduta, quasi non veniva creduta dai suoi discorsi, dai suoi racconti, veniva un po’, come dire, vista come quella strana, come lei ha sempre detto…
Letizia Battaglia era una donna vera, è stata e lo è tuttora, perché se c’è una cosa che possiamo giudicare di lei è che dovremmo fare con tutti, con tutti gli esseri umani e giudicare l’opera di una persona, ciò che ha fatto, ciò che ci ha lasciato, perché le persone, questo l’ha sottolineato anche lei, le persone possono sbagliare, commettere errori, noi tutti esseri umani in qualche modo possiamo sbagliare, pentirci, fare del nostro meglio, ecco, e per questo dovremmo essere anche tutti quanti sperando un giorno perdonati. Ciao Letizia.

D.B.

Fotografia #5 – Cos’è fotografia?

Fotografia è prima di tutto relazione, intreccio di anime con le loro relative persone. La fotografia, come l’arte, crea dialogo, connessione, rapporto umano e nel rapporto stesso essa esiste poiché sollecita e solletica la fantasia di ciascuno e, spesso, va ad intercettare la parte di noi che ha bisogno di esprimersi, e lo fa attraverso l’immagine che è ciò di cui siamo fatti universalmente.

Prima di noi vi è un’immagine impressa nell’anima, anzi, l’anima stessa è l’immagine innata che ci guida e ci porta verso la nostra realizzazione, invitandoci a costruire seguendo il nostro percorso, il nostro schema intuitivo. La fotografia mi porta a conoscere me stesso, i luoghi e le persone che mi appartengono intimamente, finanche a conoscere cosa spinge una persona ad andare, però senza mostrarsi mai, perché l’immagine ti abita e tu stesso sei quell’ immagine. Nell’assistere alla creazione dell’immagine fotografica si riesce anche a comprendere cosa anima le nostre vite, semplicemente aprendo gli occhi ad una visione contemplativa del tutto. È come una partita a scacchi dove ogni mossa ha senso di esistere, al di là della giustizia. Nel vincere quella partita si impara qualcosa, nel perderla si imparano cose ugualmente utili. Quindi, per rispondere alla domanda principale, questa è una parte della fotografia, una parte del tutto che sto ancora scoprendo.

D.B.

Fotografia #4 – Lettera al me di 9 anni fa

Messaggio rivolto a chi si sta avvicinando al mondo della fotografia

Nel metodo fotografico c’è una vita intera ed è bene mettere a frutto tutto il proprio vissuto, tutte le lezioni di vita imparate nel corso del tempo traendone ispirazione.

Non vi è né un giusto né uno sbagliato poiché ogni elemento che ci caratterizza fa parte di noi e tutti questi elementi saranno i componenti del nostro stile personale che via via verrà rifinito e modellato, ed arricchito di ogni nuova esperienza.

Man mano che si cresce, si acquisiscono elementi strutturali che ci guideranno ed accompagneranno nel nostro percorso di crescita fotografica.

Studiare la tecnica e padroneggiarla, applicarla e sperimentarla è esattamente come imparare a parlare; si sente e si ripete più volte, poi si associa un significato alle parole ed infine ci si esprime come meglio crediamo utilizzando quel linguaggio affinché chi parla la nostra lingua (fotografica) possa capire e noi potremo interfacciarci meglio con le persone ed il mondo circostante.

Ricordiamo che l’autoapprendimento fa parte di noi e se ci circondano di persone competenti apprenderemo prima e meglio questo linguaggio e sappi, sappiate, che non c’è mai fine all’apprendimento.

Studia, applicati, e comunica utilizzando la tua esperienza di vita, attraverso la fotografia.

1ª regola: tutto fa brodo:

Ricordo un discorso di Galimberti (il fotografo) in cui raccontava di come il suo lavoro in cantiere con suo padre l’abbia messo in rotta verso la sua personale visione.

Pertanto un vissuto emotivo, una circostanza vissuta ed assorbita attraverso i sensi ed interiorizzata, parte di una vicenda che ti ha interessato, raccontare chi sei, esprimere un disagio e narrare una storia di qualsivoglia natura sono elementi fondamentali per una buona fotografia, autentica, originale e peculiare.

Se ti stai avvicinando alla fotografia non è un caso, significa che hai qualcosa dentro che ha bisogno di parlare, ha bisogno di attenzione di essere messo in luce.

Personalmente fotografo per far parlare la mia anima che è stracolma di vissuti costruttivi, come la schizofrenia e quando fotografo mi sento connesso all’universo, rappresentando l’immateriale che mi abita, cogliendo stati emotivi caratteristici e non fondanti della mia persona.

Fotografo, attraverso il ritrattismo, attimi di passaggio con emozioni uniche, personali, intense e rigogliose.

Non si può parlare, secondo me, di ricerca dello stile poiché lo stile è già dentro di te e vivendo, partecipando a mostre, parlando con altri Fotografi, sfogliando un libro, un catalogo, parlando con persone affini alla tua anima, il tuo sé coglierà gli elementi di rimando opportunamente scelti per metterti in condizione di parlare fotograficamente, sfoggiando la tua capacità comunicativa che diventerà o ritroverai come tuo stile personale, unico ed irripetibile.

D.B.

Fotografia #3

Provare a raccontare una fotografia è operazione assai complessa.

Per distinguere l’opera dal mero reale, bisogna posare ogni arma, prima di tutto l’intelletto, poi bisogna mettere da parte la buona educazione ed il buon senso e lasciarsi assorbire dell’indecenza e dall’ indicibile che la fotografia porta alla vista.

La fotografia è cruda, disarmante nel suo essere amabile e amica dei giorni nostri.

Tutto si potrebbe dire di essa ma la verità è che trascende lo spazio ed il tempo, entra dentro, penetra con grazia e disarmo fino a far perdere la dignità con cui una persona si difende da essa.

La guardi e ti senti morire e la ami, e la odi, e vorresti ucciderla e poi coccolarla.

L’incontro con lei è qualcosa di aulico poiché stringe a sé l’essenza, il punctum, come lo definiva Roland Barthes ed è su questo che io vivo e indago.

È irrimediabile, ci sei solo tu e ciò che hai di fronte: Brutto, tetro, malinconico e selvaggio e lo odi così tanto da finire per amarlo poiché è l’unica certezza che hai.

Allora è amore per la fotografia ma anche paura e disprezzo.

Chiedersi: “Come ci sono finito io qui?” e poi, ancora: “tocca a me!” Quando sei sul punto di morire per una fotografia e dai tutto, tutto ciò che hai senza fare affidamento su nient’altro che essa.

Viva, viva la fotografia, nuda, cruda, come un intervento a cuore aperto in cui non sai altro che c’è qualcosa di più forte che ti tiene in vita.

Non sono le mani dei medici; è la passione.

D.B.

Fotografia #2

Fotografia, volgarmente foto.

Ma c’è una bella differenza tra foto e fotografia.

Questa differenza la analizzò con me un fotografo conosciuto in una situazione particolare, su una spiaggia in una giornata complicata.

“Tu fai foto” mi disse, ma la fotografia è un’altra cosa ed io mi arrabbiai perché io faccio Fotografia, io sono un fotografo.

La fotografia si differenzia dalla foto per la sua crudezza principalmente.

Nella fotografia è presente l’elemento che Roland Barthes chiamava Punctum, quel tocco all’anima di una persona, mentre, nella foto c’è un problema: è una mera immagine priva di significato.

Come dice Paolo Crepet, facciamo foto ai cappuccini che beviamo al mattino, e questo è il declino di una bellissima, oltre che utile all’umanità, arte.

Così rinsavii, lo lasciai parlare perché dentro me custodivo il segreto dei segreti, il bacio di Freud della fotografia e lo tenni per me.

La Fotografia per me è conoscenza dei sentimenti, dell’astratto, dell’invisibile che abita l’essere umano.

È una connessione diretta con le fondamenta del mio sentirmi vivo e, senza di essa, io sarei già morto da un pezzo.

Il colloquio che avviene con la persona che hai di fronte e che stai per ritrarre, una volta messo l’occhio al mirino, farebbe impallidire anche il più colto degli alchimisti perché lì c’è la vita, per me; mentre guardo, osservo, mi si apre il cuore e spinge forte il richiamo per quelle emozioni che si trasmettono da occhio a occhio, ed io sono così furbo da metterci in mezzo una reflex, per lasciare che quello sguardo mi penetri a lungo, senza difendermi, senza attesa per ciò che sarà, è immediato, diretto, come una freccia avvelenata dritta al cuore ed io non posso fare altro che cedere.

Per questo, per tutto questo, badate bene alle foto ed alle fotografie!

D.B.