Questo è un gioco e lo si fa a mente libera, come se avessimo un pomeriggio intero dopo la scuola, per fare le cose che più ci piacciono.
Siamo bambini il cui scopo è quello di giocare fino a dimenticarci di tutto perché tanto questo pomeriggio di gioco è solo nostro.
La fotografia ha molti generi, ciascuno racconta qualcosa.
Piuttosto che scegliere il genere da praticare, è meglio che il genere scelga noi poiché troveremo qualcosa che risuona con le nostre necessità espressive.
È un aprirsi alla vita , lasciando che ci porti ciò di cui abbiamo più bisogno.
Per qualcuno l’architettura può rappresentare la solidità della vita, con le sue forme geometriche precise, per altri il paesaggio può narrare un ricongiungimento con la natura ed anche un momento in cui ci sentiamo bene e completi, dati i mille colori della natura.
Il ritratto può aiutarci ad entrare in relazione con le emozioni e lo still life (natura morta) potrebbe dare una visione sul processo di costruzione della vita, con errori, vittorie, luci ed ombre, nonché colori e forme di ciascuno.
La libertà di lasciar fluire l’essere con le sue emozioni, intuizioni; lasciarsi trasportare dall’ istinto verso ciò che più fa per noi, in modo da utilizzare ogni elemento della natura umana, che spesso vengono messi da parte data la nostra iper razionalità nella vita comune.
È cedere a ciò che sembra imperfetto e che, invece, ha senso di esistere allo stesso modo di tutte le altre componenti della vita umana.
Non ci facciamo caso, ma un profumo è qualcosa che esiste sempre in noi e nel mondo e stimola azioni e riflessioni.
Scegliere il genere è come annusare il proprio profumo preferito e lasciare che depositi in noi l’essenza di tutto ciò che ci affascina ed appaga.
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In seconda analisi potremmo partire dalle sensazioni che ci suscitano le fotografie realizzate prendendo anche quelle che stavamo ricercando e che sono comparse in noi al momento dello scatto e scrivere un paio di parole, due o tre, parole che siano aggettivi, sostantivi e altre cose per svilupparne poi una poesia.
È un lavoro lento, richiede apertura ed ascolto di sé e delle circostanze.
Lasciarsi liberi di provare la vita stessa come se fossimo osservatori e poi cogliere gli elementi caratteristici (quelli che ci hanno colpito) per creare qualcosa di nostro, unico.
Il nostro scatto poetico.
Alla fine del processo possiamo usare la tecnica del Caviardage per costruire la nostra poesia e collocarla in un immagine ben precisa della nostra esistenza.
D.B.